| LA STORIA |

DAL MAZZASCUDO AL GIOCO DEL PONTE
A Pisa, prima dell’apparizione del Gioco del Ponte, c’era un gioco detto del “Mazzascudo”, un gioco di tipo guerresco-cavalleresco il cui nome deriva dalle parole “mazza” e “scudo”, armi usate dai contendenti. Era nato per celebrare il valore civico , tanto che fu giocato spesso sotto le mura delle città nemiche: nel 1274 sotto le mura di Lucca. L’ultima edizione fu nel 1406, anno in cui la repubblica di Pisa perse la propria libertà. Il gioco era finalizzato alla conquista del territorio avversario e, a Pisa, si svolgeva nell’allora Piazza degli Anziani, oggi Piazza dei Cavalieri: allo scontro individuale seguiva quello collettivo tra due schiere , dette “Gallo” e “Gazza”, a loro volta suddivise in un numero variabile di squadre, con nomi antichi quali “Drago”, “Cervo Nero”, “Allegra Donna”, “Saracino”…. Il tempo della rappresentazione era tra Natale e Carnevale.
Il Gioco del Ponte, evolutosi a partire dal “Mazzascudo”, nacque nella seconda metà del ‘500. Era uno scontro ludico-militare il cui scopo restava la conquista del territorio avversario, che stavolta però era costituito dalla parte a Sud o a Nord del Ponte di Mezzo, allora detto “Ponte vecchio”: lo scontro era collettivo ed avveniva tra due parti, dette fin da allora “Mezzogiorno” (parte australe, a sud dell’Arno) e “Tramontana” (parte boreale, a nord del fiume stesso), a loro volta suddivise in varie squadre con nomi vari, anche mitologici. Il tempo della rappresentazione era limitato ad un solo giorno durante il Carnevale e le armi erano costituite dal solo targone.
LA BATTAGLIA SUL PONTE

La prima edizione del Gioco del Ponte fu voluta dal Granduca Cosimo I de’ Medici, nel 1568, per il battesimo di Eleonora de’Medici e si svolse come una “Battaglia de’ Sassi”, copiando un tradizionale gioco fiorentino. Ma già dalle edizioni successive la “Battaglia generale” sul ponte comincia ad avere la sua fisionomia: nel 1589 troviamo presenti i cartelli di sfida tra le parti, i ruoli e i compiti del Generale e degli altri ufficiali, l’impiego di targoni nella battaglia, allorché i combattenti si uniscono a formare gli “Affronti”, veri e propri quadrati umani opposti l’uno all’altro, la divisione iniziale del ponte tra i due partiti con due funi trasversali. Il gioco si configura come una disfida tra squadre armate dai nobili: e acquista consuetudine la “mostra” dei partecipanti prima dello scontro. Io vi racconto queste cose, ma potrete trovarne conferma in un documento del 1713, appartenente a certo Camillo Ranier Borghi, che gli studiosi ritengono fonte diretta per conoscere i nostri avvenimenti.dal 1568 ai primi del ‘700.
IL GIOCO NEL SEICENTO


Nel 1630 la peste giunge a Pisa provocando un gran numero di morti. Questo causa la sospensione del gioco, confermata da un secondo disastro: il crollo nel 1637 del “Ponte vecchio” ovvero di mezzo, che verrà riedificato solo nel 1662. La passione per il gioco fu tale che, nell’attesa, nel 1647 fu costruito un secondo ponte di legno in quella che allora era Via dei Setaioli, e lì si svolse il gioco. Si susseguirono innovazioni, molte delle quali stanno alla base della competizione odierna: nel 1657 tutte le squadre sono citate con i nomi attuali; nel 1662 per la prima volta, accanto ai nomi delle squadre, compaiono i loro colori; dal 1664 l’inizio e la fine del combattimento vengono segnalati dallo sparo di mortaretti; nel 1662 viene introdotta la regola delle battaglie “numerate”, ovvero l’obbligo di un numero uguale di combattenti per parte.


Particolare rilievo in qualità di giudici ebbero i Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, istituito da Cosimo I già dal 1561 con l’originario compito di combattere gli infedeli
Nel corso del ‘600 si abbandonò la cosiddetta “Battagliaccia”, la prova generale del gioco del 17 gennaio, e si fissò la data della Battaglia generale per l’ultima domenica di Carnevale. La data del gioco è però uno di quegli aspetti che più sono cambiati nel corso del tempo: sarà spostato di seguito ad aprile e maggio e, dall’edizione moderna del 1935, il nostro Gioco è la manifestazione conclusiva del Giugno Pisano.
LACRISI DEL GIOCO
Nei “bandi” del Gioco c’erano sempre indicazioni per regolamentare l’uso del targone: era proibito usare targoni ferrati o con punta acuta, non si poteva lanciarli o usarli come mazze; il peso e le misure dovevano essere conformi a un modello. Nonostante ciò, nell’edizione del 1767 avvenne il dramma: alla fine della mischia e sgomberato il ponte dalla cavalleria, un nostro compagno, un celatino, della truppa di S.Maria di Calcinaia, venne trovato deceduto al termine della battaglia per una targonata in testa! A causa dell’accaduto, il gioco fu interrotto per ben 9 anni.
I Granduchi di Lorena ne consentirono la ripresa solo a patto che i capi del Gioco ne assumessero la totale responsabilità in caso di incidenti e che si usasse un particolare tipo di targone, che però i pisani non accettarono. Nel 1785 lo spettacolo si ripetè in onore dell’arrivo in Toscana del re Ferdinando di Borbone e della sua consorte, nell’ambito di una grande festa cittadina. Ma la storia settecentesca del gioco era finita: nel 1787 veniva soppresso in modo definitivo.
Solo nel 1807, per concessione di Maria Luisa d’Austria consorte di Napoleone, il gioco ricominciò. ma per essere subito dopo abbandonato: in quell’edizione si ebbe un verdetto di parità che causò disordini in città e da allora, per tutto il XIX secolo ed oltre, non si ebbe più combattimento sul ponte.


LE PRIME EDIZIONI MODERNE

Dopo quasi 130 anni di interruzione, il gioco riprese negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale. Il 29 giugno del 1935 si ebbe un’edizione splendida alla quale assistettero duecentomila spettatori alla presenza delle autorità, tra cui il re d’Italia Vittorio Emanuele III. Fu vinta dalla parte di Tramontana. Le squadre per parte furono 6, le stesse dell’ultima edizione, ciascuna composta da 25 uomini rappresentanti dei quartieri della città e dei sobborghi. Nacque in quell’occasione il meraviglioso corteo storico che da allora precede lo scontro sul ponte. Fortunato Bellonzi, artista e critico d’arte pisano, ne disegnò i costumi, le insegne, le armi in bozzetti ispirati alla moda spagnolesca tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600. E’ da questo momento che la manifestazione assume l’aspetto, ormai familiare, di una grande rievocazione storica e di una bella festa per la città!

IL CARRELLO!

La guerra interruppe il gioco, che riprese nel 1947 con un cambiamento determinante: furono abbandonati i targoni- che portiamo solo per “mostra” nel corteo- e introdotto il gioco con il carrello. All’inizio ci furono problemi tecnici ed il carrello, la prima volta, si ruppe. Inoltre, essendo stato distrutto dai bombardamenti il Ponte di mezzo, l’edizione del 1947 si svolse all’Arena Garibaldi, stadio di Pisa, su un ponte fittizio (come poi anche nel 1962, in notturna). Il gioco comunque si riorganizzò: nel 1949 fu istituito il Consiglio degli Anziani chiamato a dirigerlo, con a capo il Sindaco della città.
Noi celatini delle due parti fummo impegnati per alcune edizioni in una sfida per cui dovevamo conquistare prigionieri all’avversario, ma fu di breve durata. Il gioco nel 1960 si svolse a Roma al Circo Massimo in occasione delle Olimpiadi di quell’anno.
Tra il 1963 e il 1981 avvenne un’altra interruzione, ma quando il gioco fu ripreso nel 1982 – riallacciandosi alla tradizione dell’anteguerra e con un nuovo carrello- ebbe immediato successo.
Fu preceduto il 28 giugno del 1981 da una prima trionfale sfilata per le vie della nostra città; da allora il gioco si è svolto regolarmente fino al 2005 con sei squadre per parte, corrispondenti alle zone vecchie e nuove della città e dei sobborghi, ovvero: Satiri, Santa Maria, Mattaccini, S.Michele, S.Francesco, Calcesana e poi Calci per Tramontana; S.Martino, S.Antonio, Leoni, S.Marco, Dragoni e Delfini per Mezzogiorno.
Nelle edizioni storiche si svolgeva un unico grande scontro a cui in vario modo partecipavano, senza interruzione, le varie squadre. Con la sfida al carrello si è passati a “duelli” a cui hanno partecipato volta a volta le singole squadre, con possibilità di “bella” in caso di parità; ma nel 2006 si sono ridotti gli scontri a due, tra compagini rappresentative di ognuna delle due Parti.
La sfida al carrello nella forma attuale, evolutasi a partire dal 1947, segue uno schema semplice quanto impegnativo: i 20 componenti di ognuna delle due squadre si dispongono dalle due parti del carrello dandosi le spalle. Il carrello è blu, per la parte di Tramontana, e rosso per la parte di Mezzogiorno , e scorre su due binari. Al colpo di pistola che dà il via al combattimento, i componenti delle due squadre spingono in direzioni opposte. La squadra che per prima spinge il carrello alla fine dei due binari facendo cadere la bandiera avversaria, vince il combattimento.
